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Farini Luigi Carlo

Published by Tipografia Marzorati, Torino (1859)

Used Brossura editoriale

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Item Description: Tipografia Marzorati, Torino, 1859. Brossura editoriale. Book Condition: discreto. Seconda Edizione, in 16°grande (12 x 18,5), pagine 27 (1), brossura coeva in carta leggera con titolo ed edizione compresi in cornice tipografica classica al foglio superiore. Qualche segno del tempo ma è copia più che discreta. Luigi Carlo Farini (Russi, 1812 - 1866) Nacque da famiglia di patrioti nella quale emergeva lo zio Domenico Antonio, iscritto alla Carboneria. Studiò medicina a Bologna e nel 1831 prese parte ai moti che condussero al Governo delle Provincie Unite. Fu medico a Ravenna e a Montescudo (Forlì) dove nel 1835 pubblicò un trattato sulle febbri Intermittenti, a cui seguirono lavori sulla pellagra, sulla malaria, e la biografia del medico Valsalva. Sospettato di aver partecipato ai moti che portarono al sacrificio del Fratelli Bandiera, fuggì coi suoi in Toscana, dove però era sorvegliato dalla polizia. Riparò allora in Francia, dove frequentò varie cliniche e la Sorbona. Tornò a Lucca, dove ebbe in cura il figlio dell'ex re di Westfalia, fratello di Napoleone I. Iniziarono così le sue relazioni con i napoleonidi. In particolare, ebbe una fitta corrispondenza col principe Girolamo, tutta incentrata sulle cose dell'Italia, che durò fino dopo il 1860. Nel 1845 fece parte dei redattori (o forse lo scrisse lui stesso) del Proclama di Rimini, dove si invocavano riforme dal governo pontificio. Eletto Papa il Mastai e concessa l'amnistia, il F. fu chiamato come segretario generale e sostituto del ministro Recchi. Entrò in relazione col Papa e curò molte leggi riguardanti la sanità. Fu poi eletto deputato di Russi e Ravenna e fu inviato a Bologna a sedare i moti che erano scoppiati dopo l'8 agosto. Giunto Pellegrino Rossi al governo, il F. Fu chiamato alla direzione della Sanità, perché completasse i lavori iniziati in precedenza. Dopo la fuga del Papa a Gaeta, riparò di nuovo in Toscana e poi in Piemonte dove fu bene accolto dal D'Azeglio e dal Balbo. Qui si mise a scrivere la Storia dello stato romano, che suscitò polemiche, ma ottenne anche grande successo, al punto che mentre Le Monnier la ristampava, se ne preparava anche una edizione inglese. Divenuto cittadino piemontese, fu eletto deputato nel collegio di Varazze. Divenne amico del Cavour, che gli affidò la direzione del Risorgimento. Seguì sempre fedelmente il Cavour, e sembra sia stato lui a proporgli di partecipare alla guerra di Crimea. Non ottenne però la cattedra che gli era stata promessa, e si ritrovò povero e con famiglia da mantenere. Si mise allora a scrivere la Storia d'Italia in continuazione di quella del Botta. Visse sempre in modo modestissimo, e scrisse anche per riviste inglesi. Le sue belle lettere inglesi sono comparse per molto tempo nella Morning Post di Londra. Fu inviato da Cavour come governatore a Modena, e dopo la pace di Villafranca non lasciò la città, si mescolò alle manifestazioni popolari e si fece nominare dittatore, inziando in Modena un governo indipendente che fu un modello ammirato e imitato da Parma, Reggio Emilia, Bologna. Il F. accentrò nelle sue mani tutti i poteri divenendo Dittatore dell'Emilia e pubblicandovi le leggi piemontesi. Fece riforme ardite e lodate, aumentò le università e vi chiamò a insegnare uomini illustri, strinse una lega doganale con la Toscana, si oppose a Garibaldi quando voleva varcare i confini per entrare nello stato pontificio. Si adoprò così tanto da convincere le provincie emiliane a votare per l'annessione al Piemonte. Il Re lo nominò allora Cavaliere dell'Annunziata e il Cavour gli affidò il dicastero dell'Interno. Dopo la spedizione di Garibaldi in Sicilia fu inviato dal Cavour a Napoli come luogotenente del Re. La morte del suo genero lo sconvolse, e fu costretto a rinunciare e a tornare a Torino. Raccolse le ultime parole di Cavour morente e, caduto il gabinetto Rattazzi, fu invitato dal re a formare un Ministero. Ma ormai era malato e in rapido declino. Nel 1863 lasciò il governo al Minghetti. Morì nel 1866 dopo 4 anni di malattia. Morì poverissimo. Bookseller Inventory # 003624

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