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About this Item: Venezia: impressa dal Calcografo Dom.co Ponga, 1833. In-folio oblungo (14) (6) c. (di tav.) al frontespizio interno della Basilica. Testo in italiano e francese. Mezza pergamena con piatti in carta marmorizzata. Qualche fioritura. Quasi invisibile gora ai margini bianchi laterali. Album di poche ma magnifiche acquatinte di Antonio Lazzari. Riporta Giannantonio Moschini in "Dell'incisione in Venezia": " Antonio Lazzari, figlio di Biagio e di Angela Franchin, nacque in Mestre in giorno diciannovesimo di settembre dell'anno 1798. Giovanissimo fu mandato a Venezia acciochè si aplicasse agli studi che convengono a chi voglia divenire buon architetto ingegnere: se non che la morte del padre il costrinse a porsi in altra carriera che gli procurasse più pronto guadagno. Da giovane ingegno quale egli era veramente, e chiamato da natura a trattare le belle arti, non poteasi avere si facilmente istitutori più valorosi. Mazzani nell'ornato, Selva nell'architettura civile, Davide Rossi nella prospettiva, Matteini negli elementi di figura, Cipriani nell'intaglio, furono i professori che lodavano il Lazzari lodatore di ciascuno di quelli. Incominciò nell'ombreggiare a chiaroscuro all'acquarella e ne riscosse approvazione e vantaggio. Dappoi venne addetto per qualche tempo nell'ufficio dell'ingegnere presso la nostra Congregazione Municipale, e diligente disegnava, pure vigilava i lavori che doveansi condurre. Giunto all'anno ventisettesimo di età volle consacrarsi all'incisione all'acquatinta, il cui metodo vieppiù gli affievolì la salute e gli affrettò la morte che il rapì nel giorno decimo di novembre dell'anno 1834. Caldo, infaticabile non mai ristava dal lavoro, e nelle stesse sue penose agonie voleva occuparsi in quell'arte che a ragione gli era carissima, arte che qui trasuratissima l'obbligò a farsi maestro di sé stesso. Soprattutto gli piaceva prendere gli argomenti della nostra città, e ne abbiamo dugento vedute a carta, di vario formato. Vi si ammira specialmente la superata diffcoltà della degradazione dell'ombre. Ma l'opera donde pareva gli dovesse venire la più diffusa e chiara fama era la Raccolta ch'egli mirava a darci de' nostri principali templi. Aveva cominciato da quello di San Marco al quale doveano primi tener dietro i templi della Salute, di S. Giorgio Maggiore, del Redentore. Ne aveva dato la chiesa di s. Marco in sei tavole in fol. Traverso, giuntavi una compendiosa descrizione di Giuseppe Piazza. Bell'elogio di essa avea fatto l'intelligente signore Alessandro Zanetti nel Giornale delle Belle Arti e di Tecnologia. Ei le lodava siccome semplicissime ne' partiti di luce, nette, vigorose, armoniche nell'insieme, degradate con istudiosa accuratezza, diligenti e non fantastiche nelle linee, non capricciose, pazientemente eseguite." 19mo secolo. Seller Inventory # ANT1465

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