Presentazione di Erich Schleier.San Casciano V.P., 2013; cartonato, pp. 200, ill. b/n col., cm 21x28. Giuseppe Puglia, detto il Bastaro, fa parte della schiera di eccellenti pittori attivi a Roma nel primo trentennio del Seicento, momento forse tra i pił fecondi dell'intera storia dell'arte occidentale.Malgrado la sua importante seppur breve attivitą, svoltasi non solo a Roma, ma anche in cittadine e localitą minori del Lazio e delle Marche e interrottasi per la precoce morte a soli trentasei anni di etą, il nome del Bastaro, dopo essere stato ricordato nel 1642, a sei anni dalla morte, da una biografia nelle Vite compilate da Giovanni Baglione1, scompare dalla letteratura artistica e dagli stessi inventari delle collezioni dove pur erano presenti sue opere2, per rimanere legato solo alle pale presenti nelle chiese romane, che continuano a figurare nelle principali guide dedicate alla cittą pontificia.Lavorare e distinguersi nel clima culturale della Roma papale di quel tempo significava districarsi tra due ereditą culturali poderose e monolitiche, il caravaggismo e il classicismo, binari stilistici ed espressivi antitetici ma alla fine complementari l'uno all'altro. Da una parte Michelangelo Merisi, che dal primo decennio del secolo conta un'infinita schiera di seguaci e imitatori, dall'altra Annibale Carracci, Reni, Lanfranco e Guercino, che creano le radici della stagione pił autenticamente barocca, fanno del palcoscenico romano quanto di meglio per mettere alla prova giovani talenti variamente influenzati da entrambe le correnti.Nella sua pittura Giuseppe Puglia - che fu tenuto in una certa considerazione da Roberto Longhi - si mostra capace di fondere con un piglio molto personale la temperie caravaggesca e quella classicista.La ricerca si propone, tra l'altro, di verificare in rapporto al caso specifico di un artista che sfugge agli schemi in atto nella letteratura coeva la consistenza di tali paradigmi, nell'intento di mettere in luce una voce originale del S
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Brossura. Condition: new. Presentazione di Erich Schleier.San Casciano V.P., 2013; br., cm 21x28. Giuseppe Puglia, detto il Bastaro, fa parte della schiera di eccellenti pittori attivi a Roma nel primo trentennio del Seicento, momento forse tra i pił fecondi dell'intera storia dell'arte occidentale.Malgrado la sua importante seppur breve attivitą, svoltasi non solo a Roma, ma anche in cittadine e localitą minori del Lazio e delle Marche e interrottasi per la precoce morte a soli trentasei anni di etą, il nome del Bastaro, dopo essere stato ricordato nel 1642, a sei anni dalla morte, da una biografia nelle Vite compilate da Giovanni Baglione1, scompare dalla letteratura artistica e dagli stessi inventari delle collezioni dove pur erano presenti sue opere2, per rimanere legato solo alle pale presenti nelle chiese romane, che continuano a figurare nelle principali guide dedicate alla cittą pontificia.Lavorare e distinguersi nel clima culturale della Roma papale di quel tempo significava districarsi tra due ereditą culturali poderose e monolitiche, il caravaggismo e il classicismo, binari stilistici ed espressivi antitetici ma alla fine complementari l'uno all'altro. Da una parte Michelangelo Merisi, che dal primo decennio del secolo conta un'infinita schiera di seguaci e imitatori, dall'altra Annibale Carracci, Reni, Lanfranco e Guercino, che creano le radici della stagione pił autenticamente barocca, fanno del palcoscenico romano quanto di meglio per mettere alla prova giovani talenti variamente influenzati da entrambe le correnti.Nella sua pittura Giuseppe Puglia - che fu tenuto in una certa considerazione da Roberto Longhi - si mostra capace di fondere con un piglio molto personale la temperie caravaggesca e quella classicista.La ricerca si propone, tra l'altro, di verificare in rapporto al caso specifico di un artista che sfugge agli schemi in atto nella letteratura coeva la consistenza di tali paradigmi, nell'intento di mettere in luce una voce originale del Seicento romano: originale anche per il fatto di portare avanti il suo 'naturalismo classicizzato' negli anni in cui il papato di Urbano VIII (1623-1644) avrebbe favorito l'affermazione del barocco, che divenne in poco tempo lo stile egemone. Libro. Seller Inventory # 2467270
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Rilegato. Condition: nuovo. Dust Jacket Condition: nuovo. prima edizione. Giuseppe Puglia il Bastaro. Il naturalismo classicizzato nella Roma di Urbano VIII Francucci Massimo Editore: Libro Co. Italia, 2013 ISBN 10: 8897684165ISBN 13: 9788897684169 Nuovo - Cartonato Condizione: new EUR 77,00 Quantitą: 1 Condizione: new. Presentazione di Erich Schleier. San Casciano V.P., 2013; br., cm 21x28. Giuseppe Puglia, detto il Bastaro, fa parte della schiera di eccellenti pittori attivi a Roma nel primo trentennio del Seicento, momento forse tra i pił fecondi dell'intera storia dell'arte occidentale. Malgrado la sua importante seppur breve attivitą, svoltasi non solo a Roma, ma anche in cittadine e localitą minori del Lazio e delle Marche e interrottasi per la precoce morte a soli trentasei anni di etą, il nome del Bastaro, dopo essere stato ricordato nel 1642, a sei anni dalla morte, da una biografia nelle Vite compilate da Giovanni Baglione1, scompare dalla letteratura artistica e dagli stessi inventari delle collezioni dove pur erano presenti sue opere2, per rimanere legato solo alle pale presenti nelle chiese romane, che continuano a figurare nelle principali guide dedicate alla cittą pontificia. Lavorare e distinguersi nel clima culturale della Roma papale di quel tempo significava districarsi tra due ereditą culturali poderose e monolitiche, il caravaggismo e il classicismo, binari stilistici ed espressivi antitetici ma alla fine complementari l'uno all'altro. Da una parte Michelangelo Merisi, che dal primo decennio del secolo conta un'infinita schiera di seguaci e imitatori, dall'altra Annibale Carracci, Reni, Lanfranco e Guercino, che creano le radici della stagione pił autenticamente barocca, fanno del palcoscenico romano quanto di meglio per mettere alla prova giovani talenti variamente influenzati da entrambe le correnti. Nella sua pittura Giuseppe Puglia - che fu tenuto in una certa considerazione da Roberto Longhi - si mostra capace di fondere con un piglio molto personale la temperie caravaggesca e quella classicista. La ricerca si propone, tra l'altro, di verificare in rapporto al caso specifico di un artista che sfugge agli schemi in atto nella letteratura coeva la consistenza di tali paradigmi, nell'intento di mettere in luce una voce originale del Seicento romano: originale anche per il fatto di portare avanti il suo 'naturalismo classicizzato' negli anni in cui il papato di Urbano VIII (1623-1644) avrebbe favorito l'affermazione del barocco, che divenne in poco tempo lo stile egemone.Language : Italian text - codice articolo 012947 - Bibl.Jardin : G 109. Seller Inventory # 012947
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198 pages, illustrations chiefly in colour. Hardback 29cms. ISBN: 9788897684169. Text in Italian. Seller Inventory # 099070
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