Roma, 1938. Con La Difesa della razza il razzismo fascista non viene soltanto formulato: viene trasformato in un ambiente da vedere, leggere e imparare. Antropologia, medicina, genetica, storia, geografia, fotografia, vignetta, cronaca e polemica non restano registri separati: vengono montati dentro una macchina editoriale che pretende di rendere la razza riconoscibile in ogni campo dell’esperienza. Il volto diventa tipo, il cranio misura, il sangue genealogia, la carta geografica confine, la fotografia documento. La periodicità quindicinale aggiunge ciò che il trattato non possiede: ripetizione, aggiornamento, abitudine. La razza non deve soltanto essere creduta. Deve diventare qualcosa che il lettore pensa di saper vedere.
Questo volume ricostruisce dall’interno la macchina della Difesa. Dalla prima copertina, con il gladio che separa il Romano dall’ebreo e dall’africano, segue il lavoro di Telesio Interlandi, Guido Landra, Lidio Cipriani, Giorgio Almirante, Julius Evola e della rete di medici, antropologi, storici e pubblicisti che alimenta la rivista. «Scienza», «Documentazione», «Polemica» e «Questionario» funzionano come quattro tecniche complementari: lo specialista autorizza, la fotografia mostra, la didascalia interpreta, la polemica mobilita, il lettore viene invitato a riconoscere e applicare. Anche il colonialismo entra nella stessa grammatica: meticciato, matrimonio e discendenza trasformano il corpo in frontiera biologica e politica.
Propaganda visiva, scolastica e narrativa del razzismo italiano indica il centro del dispositivo. Una fotografia autentica può diventare prova falsa quando un individuo viene trasformato in tipo; una differenza statistica può diventare essenza; un volto selezionato può diventare esercizio di riconoscimento. Il lettore viene così addestrato a cercare la razza nel profilo, nel nome, nell’ascendenza, nella famiglia, nella città e infine nella guerra. Quando l’apparenza non basta, intervengono genealogia, sangue, cromosomi e diritto. Quando il nemico cambia, la categoria si espande: l’ebreo diventa rete mondiale, il bolscevico minaccia asiatica, gli Stati Uniti «caos razziale», l’Inghilterra una presunta razza moralmente patologica.
La parabola della rivista mostra così il passaggio dalla classificazione alla persecuzione. Nel 1938 La Difesa della razza pretende di spiegare che cosa sia la razza; nel 1943 pretende che la razza spieghi tutto. La sua macchina può essere condensata in una sequenza: autorità, immagine, didascalia, ripetizione, riconoscimento, essenzializzazione, gerarchia, esclusione. Il problema non è soltanto confutare ciò che la rivista afferma. È capire come riesca a costruire un occhio che, dopo essere stato educato abbastanza a lungo, crede di trovare la razza dappertutto.
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Paperback. Condition: new. Paperback. Roma, 1938. Con La Difesa della razza il razzismo fascista non viene soltanto formulato: viene trasformato in un ambiente da vedere, leggere e imparare. Antropologia, medicina, genetica, storia, geografia, fotografia, vignetta, cronaca e polemica non restano registri separati: vengono montati dentro una macchina editoriale che pretende di rendere la razza riconoscibile in ogni campo dell'esperienza. Il volto diventa tipo, il cranio misura, il sangue genealogia, la carta geografica confine, la fotografia documento. La periodicita quindicinale aggiunge cio che il trattato non possiede: ripetizione, aggiornamento, abitudine. La razza non deve soltanto essere creduta. Deve diventare qualcosa che il lettore pensa di saper vedere.Questo volume ricostruisce dall'interno la macchina della Difesa. Dalla prima copertina, con il gladio che separa il Romano dall'ebreo e dall'africano, segue il lavoro di Telesio Interlandi, Guido Landra, Lidio Cipriani, Giorgio Almirante, Julius Evola e della rete di medici, antropologi, storici e pubblicisti che alimenta la rivista. Scienza, Documentazione, Polemica e Questionario funzionano come quattro tecniche complementari: lo specialista autorizza, la fotografia mostra, la didascalia interpreta, la polemica mobilita, il lettore viene invitato a riconoscere e applicare. Anche il colonialismo entra nella stessa grammatica: meticciato, matrimonio e discendenza trasformano il corpo in frontiera biologica e politica.Propaganda visiva, scolastica e narrativa del razzismo italiano indica il centro del dispositivo. Una fotografia autentica puo diventare prova falsa quando un individuo viene trasformato in tipo; una differenza statistica puo diventare essenza; un volto selezionato puo diventare esercizio di riconoscimento. Il lettore viene cosi addestrato a cercare la razza nel profilo, nel nome, nell'ascendenza, nella famiglia, nella citta e infine nella guerra. Quando l'apparenza non basta, intervengono genealogia, sangue, cromosomi e diritto. Quando il nemico cambia, la categoria si espande: l'ebreo diventa rete mondiale, il bolscevico minaccia asiatica, gli Stati Uniti caos razziale, l'Inghilterra una presunta razza moralmente patologica.La parabola della rivista mostra cosi il passaggio dalla classificazione alla persecuzione. Nel 1938 La Difesa della razza pretende di spiegare che cosa sia la razza; nel 1943 pretende che la razza spieghi tutto. La sua macchina puo essere condensata in una sequenza: autorita, immagine, didascalia, ripetizione, riconoscimento, essenzializzazione, gerarchia, esclusione. Il problema non e soltanto confutare cio che la rivista afferma. E capire come riesca a costruire un occhio che, dopo essere stato educato abbastanza a lungo, crede di trovare la razza dappertutto. This item is printed on demand. Shipping may be from multiple locations in the US or from the UK, depending on stock availability. Seller Inventory # 9798171723255
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Paperback. Condition: new. Paperback. Roma, 1938. Con La Difesa della razza il razzismo fascista non viene soltanto formulato: viene trasformato in un ambiente da vedere, leggere e imparare. Antropologia, medicina, genetica, storia, geografia, fotografia, vignetta, cronaca e polemica non restano registri separati: vengono montati dentro una macchina editoriale che pretende di rendere la razza riconoscibile in ogni campo dell'esperienza. Il volto diventa tipo, il cranio misura, il sangue genealogia, la carta geografica confine, la fotografia documento. La periodicita quindicinale aggiunge cio che il trattato non possiede: ripetizione, aggiornamento, abitudine. La razza non deve soltanto essere creduta. Deve diventare qualcosa che il lettore pensa di saper vedere.Questo volume ricostruisce dall'interno la macchina della Difesa. Dalla prima copertina, con il gladio che separa il Romano dall'ebreo e dall'africano, segue il lavoro di Telesio Interlandi, Guido Landra, Lidio Cipriani, Giorgio Almirante, Julius Evola e della rete di medici, antropologi, storici e pubblicisti che alimenta la rivista. Scienza, Documentazione, Polemica e Questionario funzionano come quattro tecniche complementari: lo specialista autorizza, la fotografia mostra, la didascalia interpreta, la polemica mobilita, il lettore viene invitato a riconoscere e applicare. Anche il colonialismo entra nella stessa grammatica: meticciato, matrimonio e discendenza trasformano il corpo in frontiera biologica e politica.Propaganda visiva, scolastica e narrativa del razzismo italiano indica il centro del dispositivo. Una fotografia autentica puo diventare prova falsa quando un individuo viene trasformato in tipo; una differenza statistica puo diventare essenza; un volto selezionato puo diventare esercizio di riconoscimento. Il lettore viene cosi addestrato a cercare la razza nel profilo, nel nome, nell'ascendenza, nella famiglia, nella citta e infine nella guerra. Quando l'apparenza non basta, intervengono genealogia, sangue, cromosomi e diritto. Quando il nemico cambia, la categoria si espande: l'ebreo diventa rete mondiale, il bolscevico minaccia asiatica, gli Stati Uniti caos razziale, l'Inghilterra una presunta razza moralmente patologica.La parabola della rivista mostra cosi il passaggio dalla classificazione alla persecuzione. Nel 1938 La Difesa della razza pretende di spiegare che cosa sia la razza; nel 1943 pretende che la razza spieghi tutto. La sua macchina puo essere condensata in una sequenza: autorita, immagine, didascalia, ripetizione, riconoscimento, essenzializzazione, gerarchia, esclusione. Il problema non e soltanto confutare cio che la rivista afferma. E capire come riesca a costruire un occhio che, dopo essere stato educato abbastanza a lungo, crede di trovare la razza dappertutto. This item is printed on demand. Shipping may be from our UK warehouse or from our Australian or US warehouses, depending on stock availability. Seller Inventory # 9798171723255
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Taschenbuch. Condition: Neu. Neuware - Roma, 1938. Con La Difesa della razza il razzismo fascista non viene soltanto formulato: viene trasformato in un ambiente da vedere, leggere e imparare. Antropologia, medicina, genetica, storia, geografia, fotografia, vignetta, cronaca e polemica non restano registri separati: vengono montati dentro una macchina editoriale che pretende di rendere la razza riconoscibile in ogni campo dell'esperienza. Il volto diventa tipo, il cranio misura, il sangue genealogia, la carta geografica confine, la fotografia documento. La periodicità quindicinale aggiunge ciò che il trattato non possiede: ripetizione, aggiornamento, abitudine. La razza non deve soltanto essere creduta. Deve diventare qualcosa che il lettore pensa di saper vedere.Questo volume ricostruisce dall'interno la macchina della Difesa. Dalla prima copertina, con il gladio che separa il Romano dall'ebreo e dall'africano, segue il lavoro di Telesio Interlandi, Guido Landra, Lidio Cipriani, Giorgio Almirante, Julius Evola e della rete di medici, antropologi, storici e pubblicisti che alimenta la rivista. Scienza, Documentazione, Polemica e Questionario funzionano come quattro tecniche complementari: lo specialista autorizza, la fotografia mostra, la didascalia interpreta, la polemica mobilita, il lettore viene invitato a riconoscere e applicare. Anche il colonialismo entra nella stessa grammatica: meticciato, matrimonio e discendenza trasformano il corpo in frontiera biologica e politica.Propaganda visiva, scolastica e narrativa del razzismo italiano indica il centro del dispositivo. Una fotografia autentica può diventare prova falsa quando un individuo viene trasformato in tipo; una differenza statistica può diventare essenza; un volto selezionato può diventare esercizio di riconoscimento. Il lettore viene così addestrato a cercare la razza nel profilo, nel nome, nell'ascendenza, nella famiglia, nella città e infine nella guerra. Quando l'apparenza non basta, intervengono genealogia, sangue, cromosomi e diritto. Quando il nemico cambia, la categoria si espande: l'ebreo diventa rete mondiale, il bolscevico minaccia asiatica, gli Stati Uniti caos razziale, l'Inghilterra una presunta razza moralmente patologica.La parabola della rivista mostra così il passaggio dalla classificazione alla persecuzione. Nel 1938 La Difesa della razza pretende di spiegare che cosa sia la razza; nel 1943 pretende che la razza spieghi tutto. La sua macchina può essere condensata in una sequenza: autorità, immagine, didascalia, ripetizione, riconoscimento, essenzializzazione, gerarchia, esclusione. Il problema non è soltanto confutare ciò che la rivista afferma. È capire come riesca a costruire un occhio che, dopo essere stato educato abbastanza a lungo, crede di trovare la razza dappertutto. Seller Inventory # 9798171723255
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