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Volume pubblicato in occasione della mostra presso Ateliers del Muro Torto, Villa Medici, Roma, 6 dicembre 2001 - 11 gennaio 2002. Testo di Laura Cherubini. Schede a cura di Daniela Lancioni. Fotografie in b/n di Claudio Abate che documentano per la maggior parte azioni o installazioni (tra gli artisti Pino Pascali, Gino Marotta, Eliseo Mattiacci, Aldo Mondino, Mario Merz, Jannis Kounellis, Vettor Pisani, Emilio Prini, Luigi Ontani, Vito Acconci, Maurizio Mochetti, Giuseppe Penone, Fabio Mauri, et al.) Stampa serigrafica e in fotolito. Cm 30x24. pp. 140 c.ca n.n. . Ottimo (Fine). . Prima edizione (First Edition). . Claudio Abate (Roma, 1943 - Roma,2017) è considerato uno dei più grandi fotografi del Novecento. Ha immortalato con le sue immagini le avanguardie teatrali e artistiche contemporanee soprattutto nella Roma degli anni Sessanta e Settanta, dall'arte povera, al minimalismo, cercando di cogliere nei suoi scatti il rapporto tra l'opera d'arte e l'artista. Ha iniziato a lavorare giovanissimo al Press Service Agency ed è stato assistente di E. Lessing. Per undici anni è stato fotografo di scena collaborando soprattutto con Carmelo Bene. Tra gli artisti con cui ha lavorato si ricordano: J. Kounellis, M. Merz, P. Pascali. Tra le mostre più recenti: alla Maison de la Photographie nel 2006, al Mart di Rovereto e all'Accademia di Francia di Villa Medici (2007), The artist's eye alla Glucksmann Gallery di Cork (2013) e l'ampia retrospettiva "Superficie sensibile", allestita nel 2023 al MAXXI di Roma. [Enciclopedia Treccani on line]."Forse per questo un fotografo 'eclettico' che non ha fotografato solo gli artisti e le opere, ma si è occupato anche molto attivamente di giornalismo, architettura, teatro (ricordiamo la mole di lavoro svolta con Carmelo Bene), è stato tanto spesso chiamato dagli autori a documetare fatti, azioni, oggetti d'arte. Secondo Achille Bonito Oliva, che presenta la mostra del 1979, Cladio Abate si riappropria di una visione affettiva rispetto all'apparente neutralità della fotografia. Tutti gli artisti con cui ho parlato hanno sottolineato l'aspetto dell'amicizia: "Si è preso la libertà di vivere in mezzo a noi e questo gli ha permesso di capire come noi intendevamo il lavoro" dice Mattiacci". (dal testo di Cherubini).
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