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Bross., cm 24x17, pp 422. L?espressione Medioevo è in sé stessa contraddittoria. Essa implica un?ipotesi di storia universale (prevedendo prima un?età antica e poi una moderna, una fondante e l?altra dotata ancora di attualità), e nello stesso momento pone al centro di questa storia una mera medietà, priva di un nome che evochi un significato ulteriore. Parlando di Medioevo si mostra la pretesa di una spiegazione totale e insieme la rassegnazione ad un?enorme porzione di non spiegato; si afferma una storia universale con al centro un enorme portato di non-senso: quasi mille anni che avrebbero avuto appunto il ruolo di mero intermezzo, senza altra qualifica possibile che quella della pausa e dell?attesa. Questo equivoco non sarà del tutto sciolto fin tanto che per il tempo che va tra il VI e XIV secolo non si sarà trovato un nome appropriato e diverso: il libro è una proposta in questa direzione, dando a questo tempo (a cui viene riconosciuta una specificità epistemologica), una qualifica propria, riferita all?impiego di figure e di simboli, volti alla comprensione della realtà, una realtà dalla quale non si ritenne di poter escludere una dimensione del tutto non percepibile ai sensi. L?Età metaforica corrisponde dunque ad un?altra scienza del reale, una scienza che in quanto tale raccolse un consenso universale, che coinvolse la comprensione dell?uomo, della storia e della natura, e dalla quale nacquero forme poetiche (possibilità espressive per la persona). Si trattò di una scienza nella quale avvennero conflitti e superamenti, e che ci appare del tutto diversa da quella che la modernità conoscerà. Comprendere quest?epoca è compito della storiografia, che deve appunto insegnare a pensare la differenza, senza che le prepotenze del presente condizioni del tutto lo sguardo verso il passato, frenando ogni pensiero di una possibile e radicale trasformazione futura. Nella prima parte (pp. 1-150) si studia il ruolo della metafore nella rappresentazione della realtà dopo la fine del mondo antico, ponendo un rapporto tra metafore spirituali e innovazioni letterarie, seguendo le trasformazioni del sistema metaforico: I) Gregorio Magno, il Carmen in nocte del Dio della storia e la nuova storiografia; II) Natura del mondo, natura della storia. La figura divina in Pascasio Radberto e il nuovo tempo della poesia; III) Anselmo di Canterbury e l?invenzione del romanzo; IV) Da Francesco d?Assisi a Dante. Con il Dio Altissimo nell?umiltà si parla in lingua volgare. Nella seconda parte del volume (pp. 151-346) il meccanismo interpretativo basato sul rapporto tra figura divina e letteratura (affiancando l?analisi stilistica), è verificato in una serie di casi che tracciano una storia coerente (i protagonisti sono qui Beda, Rosvita, Letaldo di Micy, Marbodo di Rennes, Pietro Alfonsi, Goffredo di Monmouth e Gualtiero di Chatillon, Francesco d?Assisi e Dante). Una bibliografia ragionata è alle pp. 347-81, con l?indicazione delle edizioni e dei commenti delle opere principali per una settantina di autori e delle opere di riferimento per lo studio di ciascuna delle quattro fasi dell?Età metaforica. Indici dei manoscritti, delle citazioni bibliche e dei nomi. Indice: Introduzione - Parte prima: figure di Dio e invenzione poetica - I. Gregorio Magno, il Carmen in nocte del Dio della storia e la nuova storiografia - 1. L?autorità della Chiesa e il potere dei re - 2. Profezia e storiografia nell?Altomedioevo - 3. Gregorio e la possibilità del Medioevo - II. Natura del mondo, natura dell?uomo. La figura divina in Pascasio Radberto e il nuovo tempo - 1. Il tema della concupiscenza e la cultura carolingia - 2. Trasformazione della natura e teologia sacramentale di Pascasio Radberto - 3. Dalla teologia alla letteratura. La passionalità nelle opere agiografiche di Agio di Corvey - 4. Il secolo X. Il conservatorismo ottoniano e la novità di Rosvita - 5. Deriva ideologica del santo erotismo - III. Anselmo di Canterbury e l?invenzione del romanzo - 1. Anselmo po.
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