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Acquaforte su rame con interventi a bulino in formato cm.21x45 alla battuta. "Dopo aver in breve delineato nelle iniziali topografie, nella scenografia munita di indici, ma soprattutto nella grande pianta del Campo Marzio, i confini di quel territorio che fu da Romolo consacrato al dio della guerra (in realtà riprendendo un argomento già esaurito in un paragrafo del testo introduttivo alle Antichità, ossia le Osservazioni sulla determinazione de' limiti del Campo Marzio), con questa prospettiva dell'Isola Tiberina Piranesi inaugura quella sezione del trattato dedicata ai luoghi e alle vestigia del Campo Marzio, vero oggetto del volume. Nell'introduzione all'opera l'autore aveva affrontato l'argomento dei limiti geografici del Campo, avvicinandosi criticamente alla tesi di Biondi, Orsini e Vignoli, che a loro volta interpretavano le indicazioni di Strabone, secondo le quali questo non comprendeva solo la porzione di Urbe tra il colle Capitolino a sud e il Mausoleo di Augusto a nord, ma si estendeva a settentrione fino a ponte Molle, attuale ponte Milvio (Capitolo Primo del testo introduttivo). Ma immediatamente a queste considerazioni Piranesi fa seguire la dichiarazione di intenti del suo lavoro, che non era quella di chiarire i confini del Campo Marzio, altri emeriti autori lo avevano fatto, quanto piuttosto far emergere ciò che resta degli antichi monumenti del Campo. Questi vengono proposti nelle tavole illustrative come avulsi dal contesto moderno che li circonda, ritratti isolati in una dimensione fuori dal reale. L'Isola Tiberina era stato un soggetto indagato da Piranesi nel quarto tomo delle Antichità Romane, dedicato ai ponti di Roma, con un particolare riferimento ai ponti Fabricio e Ferrato (tavv. XIV e XV; Salinitro e Garacci in Mariani, 2014, catt. 213-214). Nelle due tavole l'isola veniva prima illustrata in pianta e poi mostrato uno scorcio prospettico della punta della porzione di nave costruita con blocchi di travertino (?pietre Albane?, cfr. testo introduttivo, nota a) che allude all'episodio relativo all'impianto del culto di Esculapio venerato sul posto sin dall'antichità (cfr. Garacci in Mariani, 2014, cat. 214). Anche nell'introduzione al Campo Marzio l'autore si dilunga in nota sulla leggenda della nascita dell'isola e dell'origine del tempio dedicato ad Esculapio. Tuttavia in questo volume la stessa isola assume importanza per un'altra sua caratteristica, ossia quella di rappresentare il limite meridionale dell'estensione del Campo dedicato a Marte, come abbondantemente evidenziato nelle topografie che precedono la tavola. Tutt'altro interesse, di evidente natura pittorico-vedutistica, avrà poi Piranesi quando pochi anni prima della morte deciderà di ritrarre nuovamente l'isola secondo una diversa angolazione prospettica, per arricchire la serie delle sue Vedute di Roma (M-1400_740; cfr. Hind, 1922, p. 70, n. 121, che data la stampa al 1775). In ogni caso il soggetto dell'isola in mezzo al Tevere è stato uno dei maggiormente rappresentati dalla tradizione vedutistica romana che prendeva in considerazione le vestigia dell'antichità; ma sicuramente il precedente più immediato è la veduta dell'isola verso oriente eseguita da Giuseppe Vasi per Delle Magnificenze di Roma (libro V, tav. 93) che abbraccia però una scena ripresa leggermente dall'alto e da maggiore distanza (cfr. 3592/36, dove addirittura la capanna di legno sulla riva del fiume è la medesima che in Piranesi). (dal sito dell'Istituto Centrale per la Grafica). 100 gr.
Seller Inventory # 178311
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