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Tennessee Williams è indubbiamente una delle personalità più interessanti del teatro americano contemporaneo. Le ragioni del suo successo che, iniziato nel 1944-45 con The Glass Menagerie, ha toccato l'apice nel primo decennio del dopoguerra, possono essere trovate nell'intreccio degli elementi contraddittori con i quali lo scrittore compone i suoi drammi, che appaiono così una sorta di riflesso, esasperato e lucidamente torbido, delle inquietudini e del disagio morale di molta parte della coscienza moderna. I personaggi che Williams ci presenta, come le storie che ci narra, nascono sempre dalla fusione di un realismo violento, spesso brutale e provocatorio, con struggimenti patetici, quasi romantici e non di rado morbosi, da una specie di fermentazione dolorosa ed esaltante della memoria entro un presente crudele, che delude e violenta i sogni e che travolge il sognatore incapace di mantenere i contatti con la realtà. Lo stesso Williams ha giustificato auto-biograficamente le sue contraddizioni, i suoi impulsi contrastanti. Figlio del Sud, esuberante e sensuale, insofferente di costrizioni, abbandonato a dodici anni il tranquillo e vecchiotto rettorato episcopale di Columbus, dove il nonno era pastore, e trapiantato al seguito del padre commesso viaggiatore nel grigiore del Nord, tra il fumo e le fabbriche di St. Louis, egli racconta d'essersi sentito improvvisamente frustrato, avvilito, estraneo al mondo, e d'aver cominciato a sognare, idealizzandolo, il paradiso perduto. Soprattutto, dice, si rese conto quanto difficile fosse per lui comunicare con il prossimo realizzarsi pienamente. Certo la biografia non basta a spiegare l'opera di un autore, ma è indubbio che frustrazioni, rimpianti, sforzo per adeguare la realtà all'ideale, angoscioso senso di solitudine sono temi ricorrenti in tutte le opere di Williams, per il quale il «lirismo personale» altro non è che «un grido da prigioniero a prigioniero, lanciato dalla solitudine della cella in cui ciascuno è confinato per tutta la durata della sua vita». Effettivamente nel teatro di Williams il lirismo non è soltanto un aspetto formale, ma è anche e soprattutto una componente drammatica, un atteggiamento dei personaggi, che si manifesta nel loro bisogno costante di abbellire e nobilitare la realtà, di cui paventano la nuda concretezza. In sostanza si tratta di una forma di bovarismo, a sfondo erotico, che raggiunge il diapason e l'espressione più completa e allucinata nella figura di Blanche, la protagonista di A Streetcar N med Desire, ma presente nella quasi totalità dei personaggi femminili, che son certamente i personaggi più caratteristici dello scrittore, sino a Baby Doll, dove si colora di fanciullesca e perversa ingenuità. D'altronde anche la sensualità, che elettrizza temporalescamente tutto il teatro di Williams e che proprio nelle donne di questo autore, esasperata da una compressione puritana, lancia i suoi bagliori più sanguigni, si ricollega al fondamentale bisogno di comunicare, di essere per gli altri. Un bisogno tanto più bruciante quanto più insoddisfatto e cronico perché sempre insoddisfatto. La solitudine dell'uomo moderno si specchia nell'opera del commediografo americano e riceve di se stessa un'immagine dilatata fino all'artificio e all'esibizione e scorge, come ebbe a dire recentemente Williams, la presenza della morte. Descrizione bibliografica Titolo: Teatro. La camera buia, Ritratto di Madonna, La lunga permanenza interrotta ovvero Una cena poco soddisfacente, Proibito, Lo zoo di vetro, Un tram che si chiama desiderio, Estate e fumo, La gatta sul tetto che scotta, Baby Doll, La calata di Orfeo. Titolo originale: The Dark Room, Portrait of a Madonna, The Long Stay Cut Short, or The Unsatisfactory Supper, This Property Is Condemned, The Glass Menagerie, A Streetcar named Desire, Summer and Smoke, Cat on a Hot Tin Roof, Baby Doll, Orpheus Descending Autore: Tennessee Williams Traduzione di: Gerardo Guerrieri Editore: Torino: Giulio Einaudi, 1963 (Seconda.
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