Published by All'Insegna del Giglio, Firenze, 2010
Seller: Studio Bibliografico Orfeo (ALAI - ILAB), Bologna, BO, Italy
30 cm, brossura editoriale illustrata a colori, p. 144. Numerose illustrazioni in nero n.t. Con 8 tavole a colori f.t. a numerazione propria rappresentanti reperti e mappe archeologiche. Come nuovo Quaderni di archeologia dell'Emilia Romagna n°26.
Seller: Libreria Studio Bosazzi, Firenze, FI, Italy
Anno di stampa: 2006. 110pp, illus. Insegna del Giglio. ISBN: 9788878144675 - Il territorio di Castelvetro, posto sulle prime colline dell'Appennino, a cavallo del torrente Guerro, e a dominio di importanti vie di transito verso la pianura modenese, è stato da tempo sede di importanti stanziamenti umani. Il lavoro sistematico di raccolta dati e di cartografia archeologica anche a fini di tutela condotto nel comune di Modena dal Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena e dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta ha costituito un modello non solo regionale di un'indagine topografica svolta con criteri moderni e razionali. Negli ultimi anni anche a Castelvetro si sono svolte indagini sul terreno, alcune sistematiche, altre occasionali ma controllate, e si sono praticati sondaggi ed interventi di scavo per motivi di tutela, che hanno consentito a Donato Labate, uno dei protagonisti della stagione di ricerca promossa dal gruppo raccoltosi a Modena, di tentare un primo bilancio sul popolamento antico e medioevale di questo territorio. Si è così potuto trattare il quadro di uno stanziamento assai articolato nei diversi periodi, che a partire almeno dall'età del bronzo, mostra una tendenza ad organizzarsi in nuclei abitativi consistenti, a livello di villaggio, con evidenti capacità di sfruttare le potenzialità agricole e strategiche dell'area. Durante il periodo dell'occupazione etrusca della pianura emiliana la vocazione del colle dove sorge l'attuale abitato di fungere da caposaldo a controllo territoriale sembra prevalere. È il momento, nel V secolo a.C., in cui si colloca l'importante necropoli scavata nell'Ottocento con alcuni ricchi corredi funerari, testimonianza significativa del ruolo svolto da gruppi di aristocratici etruschi non solo nei centri urbani ma anche sul territorio. Terminata con l'occupazione gallica la funzione strategica dell'abitato etrusco, il territorio del comune torna ad essere occupato e sfruttato intensamente dal punto di vista agricolo e residenziale in età romana, quando alcune ville si distinguono sia per estensione e complessità d'impianto sia per il numero delle strutture produttive rinvenute, che mostrano una notevole ricchezza economica dell'area che sembra protrarsi fino in età tardo-antica. Ne è un esempio clamoroso il tesoretto di migliaia di monete d'argento rinvenuto nel primo Ottocento in località Frascarolo, sepolto da qualche facoltoso possidente (che non riuscì più a recuperarlo) probabilmente nel momento in cui si avvicinava a Modena l'esercito degli schiavi insorti guidato da Spartaco nel 72 a.C. Più scarsi e discontinui i dati relativi al periodo altomedioevale, quando certamente l'insicurezza che di nuovo gravava sul territorio nei secoli compresi tra la caduta dell'impero e il Mille portarono di nuovo ad un arroccamento sul colle sede dell'attuale cittadina. Questo volume, prodotto con la collaborazione determinante del Comune di Castelvetro e del Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena, rappresenta naturalmente anche uno strumento indispensabile per futuri interventi di tutela e di programmazione sul territorio.
Seller: Libreria Studio Bosazzi, Firenze, FI, Italy
Anno di stampa: 2013. 88pp, illus. Insegna del Giglio. ISBN: 9788878145733 - Il volume presenta l'importante scoperta archeologica dei pavimenti musivi di Savignano sul Panaro, avvenuta "quasi" per caso a seguito di lavori pubblici stradali. La scoperta era avvenuta già alla fine del secolo XIX con gli scavi del Crespellani, ma le pavimentazioni mosaicate furono reinterrate, lasciando però una preziosa documentazione rappresentata da una serie di acquerelli riproducenti i mosaici. Lo scavo attuale ha inizio nel 2010 e ha visto ritornare alla luce i mosaici di età romana, datati al IV secolo. Le esigenze di tutela sono state abbinate ad un'efficace attività di valorizzazione attraverso il distacco dei mosaici, il loro restauro e musealizzazione; tutto questo è stato possibile grazie alla disponibilità della Provincia di Modena, una delle primissime province che è riuscita a dotarsi di una Carta Archeologica come strumento di prevenzione e tutela del territorio. I contributi all'interno del volume approfondiscono lo studio del territorio di Mutina/Modena romana e tratteggiano un quadro quanto più possibile vasto della società che produsse e utilizzò i mosaici. Seguono testi più tecnici, concernenti le operazioni di distacco, restauro e di esposizione. Sommario Presentazioni, Luigi Malnati, Filippo Maria Gambari, Emilio Sabattini, Ilaria Pulini I mosaici redivivi e la villa riscoperta: un'indagine archeologica sospesa tra (apparente) casualità e (vera) intenzionalità, Luca Mercuri Arsenio Crespellani e Giuseppe Graziosi: un sodalizio fra arte e archeologia, Ilaria Pulini L'evoluzione del popolamento antico nel territorio di Savignano, Silvia Pellegrini Gli impianti produttivi della collina modenese in età romana: note sulla produzione di ceramica e di lucerne, Donato Labate I recenti scavi della villa di podere Melda di Savignano, Giorgia della Casa La villa di Melda di Sotto: le scoperte di Arsenio Crespellani e lo scavo 2010-2011 a confronto, Silvia Pellegrini Scavi e ricognizioni a podere Melda di Sotto: le attestazioni della cultura materiale, Carla Corti I Mosaici di Savignano, Maria Grazia Maioli Distacco, restauro e ricollocazione del mosaico nella sede espositiva, Ugo Capriani Le pietre naturali dei pavimenti musivi di Savignano, Stefano Lugli, Matteo Reghizzi, Cesare Andrea Papazzoni, Paolo Pallante Bibliografia Tavole a colori.
Anno di stampa: 2013. 76pp, illus. Insegna del Giglio. ISBN: 9788878145832 - Gli scavi condotti a Spilamberto tra il 2007 e il 2008 all'Ospitale di San Bartolomeo testimoniano non solo di un'attività particolarmente intensa e felice, anche e particolarmente nella provincia di Modena, della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia Romagna nel primo decennio del nuovo millennio, ma soprattutto affermano una prassi operativa ormai esemplare dal punto di vista della metodologia d'intervento, svolto in diverse fasi strettamente collegate, e che ha visto ancora una volta la piena collaborazione del comune di Spilamberto. In un primo momento, dopo la prima segnalazione del benemerito e storico Gruppo dei Naturalisti di Spilamberto, si è proceduto all'analisi preliminare con una serie di trincee che hanno consentito di evidenziare le potenzialità archeologiche del sito. Ben 17 trincee hanno posto in luce l'esistenza di edifici di età medioevale e di una necropoli connessa. Successivamente si è proceduto allo scavo estensivo dell'area. Si sono così delineate le caratteristiche di un complesso pienamente medioevale di carattere religioso, collegato con la viabilità tra il Modenese e la Toscana, e legato alla prima fase di vita del centro di Spilamberto, probabilmente al momento della fondazione del Castello ad opera dei Modenesi nel 1210, se non ancora prima, al tempo del Marchese Bonifacio. Si tratta di un Ospitale collegato ad una chiesa e ad edifici rurali dedicato a S. Bartolomeo e che continuò ad essere utilizzato a giudicare dai reperti archeologici raccolti in sito fino al XIV secolo. Di particolare interesse è risultato inoltre lo scavo della necropoli affiancata alla chiesa, con oltre 40 tombe, tra cui due pellegrini iacobiti riconoscibili dalla conchiglia con cui adornavano il proprio abbigliamento. Con questo volume, che arricchisce la collana di studi della Soprintendenza, si conclude in qualche modo, tutta l'operazione di scavo con la pubblicazione dei dati a cura degli scavatori, archeologi professionisti che hanno svolto con capacità i propri compiti, con i dati geologici e antropologici e con il contributo critico di Mauro Librenti per l'archeologia medioevale e la valutazione storica dell'importanza degli ospitali nel contesto italiano e di Donato Labate, vero deus ex machina dell'archeologia di Modena e mio co-direttore di scavo all'epoca dell'intervento, per l'analisi topografica e delle fonti storiche e archivistiche. Direttore Generale per le Antichità, Luigi Malnati Sommario Presentazioni, Francesco Lamandini, Luigi Malnati, Filippo Maria Gambari Spilamberto in età medievale, Pierpaolo Bonacini "loco Castilione prope ospitale Spinalamberti de supra". Fonti archeologiche e documentarie a confronto: l'Ospitale di San Bartolomeo di Spilamberto, Donato Labate Archeologia degli ospitali, Mauro Librenti San Pellegrino e l'Ospitale di San Bartolomeo: la segnalazione, Maria Grazia Ferrari Spilamberto, località San Pellegrino. Le indagini preventive del 2007, Donato Labate, Fabrizio Pavia Spilamberto, località San Pellegrino: inquadramento geologico, Niccolò Morandi Lo scavo archeologico dell'Ospitale di San Bartolomeo: la sequenza stratigrafica e le strutture insediative, Massimiliano Bigoni, Paola Poli Materiali dallo scavo nell'Ospitale di San Bartolomeo di Spilamberto: dati preliminari, Mauro Librenti Monete dallo scavo dell'Ospitale di San Bartolomeo di Spilamebrto, Carlo Poggi Le indagini del 2011 delle tombe 30 e 31 dell'Ospitale di San Bartolomeo, Vania Milani, Stefania Zuffi I pellegrini delle tombe 20 e 24 dell'Ospitale di San Bartolomeo di Spilamberto, Francesca Bertoldi Materiali malacologici dall'Ospitale medievale di Spilamberto, Cesare A. Papazzoni, Alessandro Vescogni Bibliografia Tavole a colori.