Condition: good. Befriedigend/Good: Durchschnittlich erhaltenes Buch bzw. Schutzumschlag mit Gebrauchsspuren, aber vollständigen Seiten. / Describes the average WORN book or dust jacket that has all the pages present.
Seller: Libro Co. Italia Srl, San Casciano Val di Pesa, FI, Italy
Rilegato. Condition: fine. Bergamo, 2021; ril., pp. 80, cm 15x18. "Se un piccolo seme ha più forza di un destino avverso, un semplice sorriso moltiplicherà il cielo in universo?". Non era un seme perfetto, per questo prediletto. Così comincia la storia della Zucca Violina. Barbabianca era un contadino stagionato, di quella stagionatura genuina di chi conosce il passo delle cose e la misura del tempo che scorre. Barba riccia, naso storto, sorriso a tagliare in due il suo viso e l'abitudine di mettere la esse davanti alle parole. L'inverno volgeva al termine. Aggiustato un ciocco di legno sul fuoco, Barbabianca pensò di scendere in cantina a prendere i suoi semi. Ogni anno conservava, il meglio per la nuova semina. Ma, aspetta oggi aspetta domani, si ritrovò il più grande disastro per un contadino d'esperienza come lui. Tutti i semi di zucca smangiucchiati. "Cosa mi son dimenticato?", "Non ho più smemoria". "Ho slavorato come pochi. e guarda che disastro!" Un inverno senza zucca, una mezza sciagura. Ma fu proprio la "tragedia" a dar inizio a una bellissima storia. Fra le sue mani "Sparlanti di fatica e sudore", in un arpeggio di rughe, si ritrovò un semino, salvatosi per caso. Un due terzi di seme. Se lo rigirava fra le dita per capire se avrebbe dato frutto. Ormai spensierava. Alla tranquillità della casa si contrapponeva l'oltre il cancello, un mondo. sottosopra di padroni d'ogni mestiere, professione e azione, compreso il vivere a danno di altri. Oltre il cancello, un orto ricco con qualche tranello. Il pensiero di Barbabianca era tutto per quel seme ammaccato, sarebbe riuscito ad affrontare le avversità del sopra, del fuori? Lo custodiva e gli parlava. "Il seme è la vita oltre la morte". Prese quel seme rosicchiato, lo mise in terra nel punto più soleggiato dell'orto, lo delimitò a dovere ("Stavolta non voglio sconfondermi") lo innaffiò e incominciò sperare in quel seme sciancrato, la esse qui ci vuole. Gli avrebbe fatto un dono, anzi tre. Glieli avrebbe messi in uno zainetto, per quanto piccolo, ne conteneva d'affetto. Nello zainetto aveva messo. Calma, calma, quanta frenesia per un poco di poesia. Libro.
Seller: Libro Co. Italia Srl, San Casciano Val di Pesa, FI, Italy
Rilegato. Condition: new. Bergamo, 2024; ril., pp. 140, cm 14x21. «Io sono un istrione / ma la genialità è nata insieme a me / nel teatro che vuoi / dove un altro cadrà, / io mi surclasserò.». Così inizia il grande successo di Charles Aznavour L'istrione, che ha ispirato il titolo di questo quinto lavoro letterario di Nazareth Simoncelli. Il sottotitolo (Il vero baro non ricorda tutte le carte, ma te lo farà credere) ne circoscrive il tema, che spazia ben oltre, come indicano i vari capitoli: Non sarai mai solo con una personalità multipla / Credo che molte persone si spaventerebbero se nello specchio, invece del loro viso, vedessero la loro anima / Ognuno è demone di se stesso e rende il mondo il suo inferno / Anni fa soffrivo di sdoppiamento della personalità. Poi lui è guarito e io ora m'annoio / Un amico al potere è un amico perduto / La fiducia è l'unico regalo che non riceverai due volte. Non manca un Epilogo seguito da un Post Scriptum, come a prolungare l'interesse e l'attesa. Prima de L'Istrione, che potremmo anche definire "romanzo psicologico", Simoncelli ha pubblicato: Aeternum, romanzo storico d'esordio, Il Lupo, noir di fine Ottocento, Amici per la pelle, thriller montano, e la favola poetica La Zucca violina. E per non far mancare illustri agganci letterali, ecco la premessa con l'incipit dell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto: «Le donne, i cavalieri, l'arme, gli amori. / le cortesie, l'audaci imprese io canto.», premessa dai critici comparata all'incipit della "Gerusalemme liberata" del nostro mirabilissimo Torquato Tasso: «Canto l'arme pietose e 'l capitano / che il gran sepolcro liberò di Cristo». Tutto per dire che anche il nostro "Nazareth" si limita a concludere "Io canto". Libro.
Brossura. Condition: new. Bergamo, 2020; br., pp. 144, cm 14x21. Un ritaglio del Corriere della Sera dell'11 settembre 1879. Un annegato, forse suicida. Un nome, anzi due, Alessandro Antonio. Nessun cognome. Un caso chiuso in fretta. Ma su di lui sarebbe caduta la gogna di un tremendo passaparola. Un incontro a Milano nel 1994. Un vecchio nipote dell'annegato affida quel ritaglio a uno sconosciuto per trovare una verità che riabiliti il nonno da ogni ombra. Non si rassegna di vederne la memoria infangata da illazioni gravissime: l'aver ucciso delle bambine e abusato delle loro intimità. "Mio nonno non avrebbe fatto male ad una mosca! Un uomo che ama la montagna non può fare quelle cose lì!". Lo sconosciuto lavora a Milano ma abita proprio fra i monti dell'Alta Valle Seriana: Ardesio, il paese dove fatti innominabili e innominati di un secolo prima sono rimasti sospesi fra verità e dicerie. Una ricerca difficile. Pochi risultati nelle cronache locali di quel 1878. Tracce. Piccole. «Una grave notizia corre per la valle nostra, destando sensi di disgusto e sorpresa in molte famiglie». «Turpitudini innominabili.». Il filo di Arianna di quei ritagli conduce alla segheria di Antonio, il vecchio nipote che porta lo stesso nome dell'annegato. Montanaro di poche parole, parole di verità. Frammenti. Così il nostro scrittore si trova a praticare quell'arte che a lui tanto piace. «I giapponesi la chiamano: kintsugi, arte delle preziose cicatrici. È un'operazione ricercata, va oltre la conservazione ostinata di un oggetto, dà senso alle cose, alla vita. l'oro o l'argento ricuciono i frammenti, ridando lustro ad un oggetto. Il perdono può superare una rottura e l'amore ricomporre un conflitto; ecco perché amo il Kintsugi». È il procedere dell'autore nel ricostruire i fatti di tre tragiche estati, quando i lupi, anzi il Lupo, si prese colpe non sue, e il branco ne fu sterminato, ma poi ebbe vendetta. E l'autore lo fa delineando fatti e caratteri, vizi nascosti, virtù ingannatrici, ipocrisie, debolezze ammantate di autorità, situazioni cosi ben narrate che pare di sentirne i sussurri e i sospiri. La commozione trattenuta, e quindi più profonda, per quelle bimbe pastorelle all'alpeggio, una dopo l'altra violata e uccisa. Non si può dire di più perché il romanzo è un noir e deve rispettarne le regole. Presentiamo allora i personaggi. Ombra è il lupo, il nobile capobranco, che il Tone, boscaiolo solitario nella sua capanna fra i boschi, ammira. Il Tone innamorato ricambiato da Gloria. Due figure che si ergono per carattere e grandezza morale. E poi in ordine di apparizione sulla scena del romanzo: il giovane don Lionello, fresco presbitero, predicatore raro e prezioso, venuto per dar man forte al vecchio parroco, don Giuseppe, nella stagione estiva. La montagna è la sua gran passione, "dopo l'amore per Cristo, s'intende". In canonica fa da perpetua la nipote del parroco, la Ligia, detta Luigia, rimasta vedova nel fior degli anni. In canonica, con un garbo fra il malizioso e l'innocente, ritrova i mancati piaceri sponsali con i notabili del paese, primo fra tutti il capo delle guardie. Dopo due bimbe uccise, nell'estate successiva toccò a Elena. L'aveva trovata il Tone. Distesa con le braccia aperte: «Non poteva lasciarla lì, i corvi e altri animali l'avrebbero presa. Il corpo ancora tiepido, dissanguato, più bianco della neve. La pietà avrebbe prevalso su qualsiasi altra idea. Ma quali lupi! Il taglio nella gola era talmente netto che quasi le staccava la testa. Una discesa piangente, con quel fardello leggero. Non era un peso per il Tone. Elena era purtroppo la sua sconfitta, un fiore colto, strappato alla terra. Le indagini dell'imbelle capoguardie condussero in carcere persino il povero vecchio e grasso parroco, che mai avrebbe potuto salire la montagna. C'era una lista: Agnese, Veronica, Elena, Maria Grazia, Angela, Rina, Irma, Anna Maria. Sentenze per bambine, alcune eseguite, altre in attesa di esecuzione. Libro.